La Commissione europea esprime forti riserve sulla nuova proposta di compromesso presentata sabato dalla presidenza irlandese del Consiglio dell’UE per il prossimo Quadro finanziario pluriennale (QFP) 2028-2034. Il commento giunge a pochi giorni dal Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre, dove i leader UE saranno chiamati ad affrontare l’annoso e divisivo tema delle risorse da destinare al bilancio comune per i prossimi sette anni. La presidenza punta a raggiungere un accordo entro la fine del 2026, ma le prime reazioni confermano la difficoltà di conciliare le richieste di contenimento della spesa con l’esigenza di finanziare le nuove priorità strategiche dell’Unione.

Lo scorso 10 ottobre, il ministro irlandese per gli Affari europei, Thomas Byrne, ha proposto una nuova “negotiating box” dopo quella presentata dalla presidenza cipriota a luglio, con l’obiettivo trovare un compromesso entro il 2026 che prevede un taglio dell’8% rispetto alla proposta dell’esecutivo comunitario del 2025. La pressione per raggiungere un accordo sul bilancio pluriennale dell’UE è in aumento in vista della scadenza dell’obiettivo del 2026, fortemente richiesto dal presidente del Consiglio europeo, Antonio Costa, nel timore che le elezioni del 2027 in Francia, Polonia e Italia possano far deragliare i negoziati.

Nello specifico, l’Irlanda propone di tagliare circa 141 miliardi di euro (con prezzi costanti al 2025, cifra che sale a 159 miliardi di euro a prezzi correnti) dal progetto di bilancio della Commissione europea, che ammonta a quasi 2.000 miliardi di euro. Nella proposta irlandese a subire i maggiori tagli sono i fondi destinati a industria e ricerca, mantenendo sostanzialmente intatte le risorse preassegnate agli Stati membri per la Politica agricola comune e la Coesione, confermando le modifiche introdotte dalla presidenza cipriota a giugno.

Nel corso del briefing di mezzogiorno del 12 ottobre, il portavoce della Commissione per il Bilancio, Balázs Ujvári, ha illustrato quattro principali criticità della proposta irlandese: la riduzione complessiva delle risorse, i tagli agli strumenti di flessibilità, l’indebolimento del legame tra finanziamenti e riforme nazionali e la mancanza di progressi concreti sulle nuove entrate europee.

“La Commissione deplora la significativa riduzione delle dimensioni complessive del bilancio”, ha dichiarato Ujvári, ricordando l’avvertimento lanciato dalla presidente Ursula von der Leyen a Strasburgo la scorsa settimana. “Tagli consistenti rischiano di compromettere le priorità fondamentali che abbiamo concordato collettivamente. Abbiamo bisogno di un bilancio all’altezza delle ambizioni dell’Europa e che ci fornisca gli strumenti per realizzarle”.

La discussione sul prossimo QFP l’Europa sostanzialmente divisa in due. Da una parte, il gruppo dei “frugali”, ovvero i Paesi più attenti al contenimento della spesa comune, tra cui Germania, Paesi Bassi, Svezia, Austria e Danimarca, continuano a chiedere riduzioni più consistenti e hanno già definito insufficienti i tagli proposti dalla presidenza irlandese. Dall’altra, gli Stati che difendono le politiche tradizionali cercano di preservare le risorse destinate all’agricoltura e alla coesione.

Tagli alla competitività e meno risorse per affrontare le crisi

La Commissione UE ha criticato in modo particolare la distribuzione dei tagli tra le diverse rubriche del bilancio. La proposta irlandese prevede infatti una riduzione del 13% delle risorse destinate alla competitività, alla ricerca e alla difesa, che passerebbero, a prezzi correnti, da 590 a 515 miliardi di euro, con un taglio di 75 miliardi. Ancora più marcata, in termini percentuali, la riduzione prevista per la rubrica dedicata all’azione esterna dell’Unione, che perderebbe 38 miliardi di euro, pari al 17% della dotazione iniziale, scendendo a 177 miliardi.

“Non siamo affatto soddisfatti di vedere questi tagli”, ha affermato il portavoce UE. “Abbiamo una serie di obiettivi comuni e di priorità stabilite per i prossimi anni ed è importante disporre dei mezzi necessari per realizzarle. È quindi fondamentale destinare alle nostre ambizioni un livello adeguato di risorse”, ha aggiunto.

Il secondo elemento di preoccupazione riguarda la flessibilità del bilancio, vale a dire la capacità di mobilitare finanziamenti per rispondere a emergenze e necessità impreviste durante i sette anni di programmazione. Secondo i valori a prezzi costanti del 2025 contenuti nella proposta irlandese, la dotazione della EU Facility verrebbe ridotta del 42,4%, mentre i finanziamenti per le crisi agricole diminuirebbero del 30% e quelli per le azioni di solidarietà del 55%.

“Siamo preoccupati anche per la sostanziale riduzione della flessibilità del bilancio, compresi i tagli agli strumenti concepiti per rispondere a esigenze impreviste e alle crisi”, ha spiegato Ujvári, sottolineando che la capacità di adattamento rappresenta una condizione essenziale per mantenere efficace il bilancio europeo.

Su questo punto è intervenuta anche la portavoce capo della Commissione, Paula Pinho, ricordando che negli ultimi anni l’Unione si è trovata ad affrontare un numero crescente di emergenze e responsabilità comuni. “Abbiamo sempre più priorità, sempre più cose da fare a livello europeo e un numero crescente di crisi e situazioni impreviste da affrontare collettivamente”, ha osservato. Per questo, secondo Pinho, è necessario costruire un bilancio capace di rispondere a un contesto internazionale in continua evoluzione.

La terza obiezione espressa dalla Commissione UE riguarda uno degli elementi centrali della riforma proposta nel luglio 2025: il collegamento tra l’erogazione dei finanziamenti europei e l’attuazione delle riforme da parte degli Stati membri.

Secondo Ujvári, la nuova negotiating box indebolirebbe il legame tra i piani nazionali e regionali e le raccomandazioni specifiche per Paese, limitando la capacità del bilancio dell’UE di promuovere le riforme. “Investimenti e riforme devono procedere di pari passo”, ha affermato il portavoce UE.

Interpellata sulle iniziative che la Commissione intende intraprendere per convincere gli Stati membri e il presidente del Consiglio europeo António Costa a preservare questa impostazione, Pinho ha richiamato l’esperienza maturata con gli strumenti europei degli ultimi anni. “Abbiamo visto alcuni buoni esempi di quanto questo meccanismo possa funzionare”, ha spiegato, sostenendo che debba essere mantenuto il collegamento tra l’erogazione delle risorse e l’effettiva realizzazione delle riforme.

Risorse proprie, Bruxelles chiede progressi concreti

Su un altro fronte particolarmente delicato, quello delle risorse proprie, Bruxelles ha accolto positivamente il mantenimento, nella proposta irlandese, delle cinque nuove risorse proprie che erano state avanzate dalla Commissione nella sua proposta: ETS, CBAM, rifiuti elettronici non raccolti, accise sul tabacco e un contributo delle grandi imprese con fatturato superiore a 100 milioni di euro. “Accogliamo con favore il fatto che tutte e cinque le nuove proposte sulle risorse proprie della Commissione siano rimaste sul tavolo, ma mantenerle sul tavolo non basta”, ha dichiarato Ujvári.

“Abbiamo bisogno di progressi decisivi verso un accordo, perché queste nuove risorse sono essenziali per finanziare le nostre priorità comuni e rimborsare NextGenerationEU senza imporre un ulteriore onere sui bilanci nazionali”, ha aggiunto.

Secondo Pinho, il rafforzamento delle entrate autonome del bilancio rappresenta una condizione indispensabile non soltanto per finanziare le nuove priorità europee, ma anche per affrontare il rimborso del debito contratto attraverso NextGenerationEU.

“Se definiamo collettivamente delle ambizioni e fissiamo priorità comuni, dobbiamo assicurarci di avere risorse sufficienti per alimentare il bilancio europeo”, ha sottolineato la portavoce, insistendo sulla necessità che le nuove entrate entrino in vigore il prima possibile.

Nonostante le critiche, Bruxelles non considera compromesso l’intero progetto di riforma del bilancio proposto dalla Commissione. “Penso che un punto importante sia l’architettura del bilancio. Su questo fronte abbiamo già un accordo: abbiamo riformato significativamente il bilancio, passando da sette rubriche a quattro”, ha osservato la portavoce capo della Commissione UE. “Riteniamo di essere già sulla strada giusta. Su aspetti importanti del bilancio è stato raggiunto un accordo, ma ora dobbiamo lavorare ulteriormente per arrivare a una buona intesa”, ha concluso Pinho.

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